8 giu 11 - Francesco Fiore, del circolo Ecodem “Angelo Vassallo” di Padova, spiega perché è importante far vincere i SI’ al quesito sul nucleare.

Abbiamo rivolto a Francesco Fiore, coordinatore del circolo Ecodem di Padova, dedicato al sindaco Angelo Vassallo, tre domande sul quesito referendario riguardante le centrali nucleari: votando Sì l’Italia abbandonerà la strada pericolosa e non sostenibile dell’energia nucleare.

Perché bloccare le nuove centrali nucleari in Italia, quando siamo circondati da centrali in tutta Europa? Le nuove centrali volute da questo governo non avrebbero standard di sicurezza nettamente migliori rispetto alle centrali in attività?

La scelta di ri-partire ora con il nucleare in Italia sarebbe in controtendenza rispetto a tutti gli altri paesi; chi ha le centrali sta pensando a come dismetterle (tranne la Francia che si trova in un vicolo cieco da cui è difficile uscire), la Germania ha già deliberato in tal senso, per l’Italia il non aver centrali significa non avere costi di dismissione nel budget pubblico (ricordiamo che la Germania prevede circa 1 Miliardo di Euro di spesa per ogni 1000 MW di centrali da smantellare, e tutto questo escludendo i costi di gestione delle scorie che si protrarranno per centinaia di anni). Inoltra la scelta del governo italiano di puntare alle centrali di tecnologia francese non poteva essere, tecnicamente, più sbagliata. Esiste solo una centrale in costruzione in questo momento al mondo di questa tecnologia, a Olkiluoto in Finlandia. Doveva essere terminata nel 2009, ora si parla del 2012, doveva costare 3 Mld di euro, ne sono già stati spesi 6, e non è ancora terminata… praticamente Olkiluoto è la Salerno-Reggio Calabria finlandese. Questa tecnologia è poco più che prototipale (non saprei come definirla visto che non esiste ancora una centrale di questo tipo in attività), i costi preventivati alla luce dei fatti sono stati abbondantemente superati e la sua sicurezza è ancora da dimostrare sul campo. Inoltre dopo Fukushima, bene che vada, ci saranno ulteriori extra-costi per nuove misure di sicurezza.

Molti sostengono che il nucleare sia una fonte di energia irrinunciabile per l’Italia (dove i consumi sono in crescita) e che lo stop determinato dai referendum degli anni 80 abbia danneggiato la nostra economia e determinato tariffe più alte rispetto, per esempio, alla Francia. E’ così?

Alla domanda ‘di quanto il nucleare ridurrà le bollette degli italiani?’ nessuno, governo ed ENEL in primis, ha avuto il coraggio di rispondere. Questo per un motivo ben preciso: il prezzo in bolletta dipende dal cosiddetto ‘kilowattora marginale’, in pratica è la centrale più costosa in quel momento in operazione che determina il prezzo pagato dall’utente finale; il nucleare, ammesso anche che riesca a produrre a costi inferiori, non andrà a diminuire il costo del kilowattora marginale, ma quello di base; questo è il motivo per cui ENEL spinge tanto… la scelta nucleare comporterebbe rischi e spese pubbliche a carico di tutti noi cittadini, nessuna riduzione della bolletta e aumento dei profitti invece per le società elettriche. La diminuzione dei costi dell’energia dipende invece da ben altri tipi di investimenti: 1) nuovi elettrodotti per ridurre i ‘colli di bottiglia’, ad esempio quello in costruzione da parte di TERNA tra Sicilia e Calabria porterà benefici a tutti, 2) cancellazione degli incentivi CIP6 per le cosiddette ‘rinnovabili assimilate’ che sono già costate ai cittadini 40 Mld di euro, 3) aumento della produzione da fonte rinnovabile che, producendo nei momenti di consumo di picco (ad esempio il solare in piena estate quando maggiore è il consumo di elettricità per il condizionamento), contribuisce a calmierare il costo del kilowattora marginale (già oggi al Sud, grazie alle rinnovabili, alcune centrali a gas funzionano meno di 2500 ore in un anno, abbassando anche il consumo di gas dagli ‘amici Putin e Gheddafi), 4) investimenti, già previsti da TERNA, per le stazioni di accumulo dell’elettricità da fonte rinnovabile da rimettere in rete in momenti di picco.
Tutte cose che si possono fare e che hanno bisogno però di una precisa volontà politica per portare a risultati ‘percepibili’ in bolletta.

Con la vittoria dei Sì si bloccherebbe definitivamente la costruzione di nuove centrali nucleari? Il governo sarebbe spinto a incentivare maggiormente l’energia da fonti rinnovabili?

La vittoria del SI’ è importantissima. Di certo una chiara presa di posizione dei cittadini metterebbe una pietra tombale definitiva sull’opzione nucleare (a meno di nuovi sviluppi tecnologici sulla ‘quarta generazione’ o sulla fusione nucleare che però richiederanno ancora almeno un paio di decenni) che già ora non è economicamente vantaggiosa e lo sarà sempre meno mano a mano che le rinnovabili abbasseranno i propri costi. Al contrario la ‘moratoria’ votata dal Governo è molto pericolosa, se il SI’ non prevarrà, in quanto il Governo intende aspettare che, entro il 2013 al più tardi, l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare americana dia il via libera ad una nuova tecnologia Westinghouse per i ‘mini-reattori’, piccoli impianti nucleari da 300-500 MW che potrebbero così essere, falsamente, percepiti come più sicuri dalla popolazione. E’ questa tecnologia a cui tutta l’industria nucleare mondiale guarda con speranza per poter sopravvivere, e questo potrebbe essere il nostro destino se non raggiungeremo il quorum: invece di poche, grandi centrali, tante piccole mini-centrali disseminate per lo stivale.
Se vince il SI’ la spinta verso le rinnovabili non sarà automatica, questa sarà la prossima battaglia da fare. Già dopo il referendum del 1987 si intendeva incentivare la rinnovabili ma in realtà, come accennavo sopra, grazie ai cosiddetti incentivi ‘CIP6′ si è finito per premiare le ‘rinnovabili assimilate’, pochi gruppi italiani si sono così spartiti una torta, ad oggi, di 40 Miliardi di Euro, bruciando scarti di raffineria, rifiuti e altre cose ben lontane dal concetto di ‘rinnovabili’. Se vince il SI’ non va ripetuto lo stesso grave errore del 1987 e il Partito Democratico deve chiedere a gran voce l’istutuzione di una commissione di 5 saggi indipendenti, come fatto in Germania da Angela Merkel, che in 6 mesi elabori un piano energetico nazionale che miri a coprire entro il 2050 l’80% del fabbisogno da fonti rinnovabili (oggi siamo a circa il 23-24%).

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