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domenica 1 settembre 2013– recoaro
visita a malga campetto di recoaro e sentiero del partigiano

69° anniversario nascita e sviluppo del Gruppo partigiano di Malga Campetto (comandato da Raimondo Zanella “Giani” di Cadoneghe). E’ il luogo dove nacque e si sviluppò il primo gruppo garibaldino, diretto da Raimondo Zanella “Giani” e Romeo Zanella “Germano”, che ha dato origine alle Formazioni Garemi.

partenza per chi parte da cadoneghe: ore 7.15 dalla Casa del Lavoratore con auto
quota partecipazione: Seggiovia € 6.00 (andata e ritorno – sconto comitiva) e per chi si prenota per il pranzo € 23.00

Il programma:
ore 9 – ritrovo presso la bacheca del “Sentiero del partigiano e della Resistenza” piazzale grande dei Castiglieri (quota 1000 metri) per prendere la seggiovia.
ore 10 – raduno a Malga Campetto (quota 1640 metri)
ore 10.30 – Interventi delle autorità e di Giorgio Fin, vice presidente ANPI provinciale di Vicenza con letture e commenti a cura dell’ANPI di Recoaro
ore 12.45 – pranzo al ristorante “Rifugio Valdagno” via Cime Tunche 23 (quota mille metri) per chi si prenota.

Nota: Il pranzo a Rifugio Valdagno ha il seguente menù: Antipasto con tagliere di affettati misti – Primo di gnocchi del Rifugio e Tagliatelle ai funghi – Secondo di arrosto farcito e contorni vari – Dolce Acqua Vino e Caffè.

Il percorso per arrivare: Valdagno – San Quirico – Fongara – Recoaro Mille – Seggiovia Montefalcone

Le prenotazioni ai seguenti amici e compagni: Silvano 049.703470 – 3316017388; Pietro. 338.6749551; Alfredo 049.700849; Gigliola 049.703413; Carmen 340.8410156; Marcello 338.6431866; Enrico 347.8866676; Renzo 339.7943770.

 

ago 20

Luigi Pierobon "Dante"

Alle autorità civili e militari, ai familiari e ai discendenti dei caduti che questa mattina ricordiamo, a tutti voi qui presenti va il mio saluto, a nome dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia che sono orgogliosa di rappresentare.
I morti di cui oggi, come ogni anno, celebriamo la memoria devono rimandarci non a qualcosa di morto, ma di vivente e attuale. Altrimenti dobbiamo essere tutti consapevoli che si tratterebbe di una perdita di tempo, una mera formalità da sbrigare – come togliere la polvere da inservibili relitti.
Ricordiamo pertanto oggi i morti ammazzati, i fucilati in questa caserma il 17 agosto di 69 anni fa: Luigi Pierobon, Saturno Bandini, Primo Barbiero, Antonio Franzolin, Pasquale Muolo, Cataldo Pressici e, al posto di Franco Panella, erroneamente indicato nel manifesto bilingue apparso nelle strade di Padova il 17 agosto 1944, Ferruccio Spigolon, un ventenne di Cavarzere, con cui Panella fu sostituito dieci minuti prima dell’esecuzione. A questi 7 ne vanno aggiunti altri 3 – Busonera, Calderoni e Lampioni – impiccati lo stesso giorno in via Santa Lucia. Il totale è di 10 assassinati, e di 10 a uno il rapporto di questa rappresaglia, a lavare l’onta della morte di un colonnello fascista.
I traditori – appellativo che meritano coloro che hanno deciso queste esecuzioni – traditori della Patria e asserviti agli occupanti nazisti – sono i tre gerarchi fascisti che all’epoca opprimevano Padova: Menna, Vivarelli e Prisco.
È questo triumvirato interamente fascista che decise di fucilare alla schiena i sette della Pierobon e di impiccare gli antifascisti di via Santa Lucia, e per cosa?
Per rappresaglia contro l’omicidio del ten. col. Bartolomeo Fronteddu. In realtà Fronteddu venne ammazzato per volontà nazifascista e non, come riportava il lugubre manifesto che ne annunciava l’avvenuta esecuzione, da “sicari al soldo del nemico”, il mandante era invece un ufficiale austriaco che si contendeva, col fascista, l’amante.
La cosa fu nota quasi subito alle autorità che, ciononostante, coprirono la verità; sappiamo che poi gli autentici esecutori dell’assassinio furono giustiziati nel settembre successivo e dispiace, direi meglio indigna, che una decisione improvvida abbia aggiunto i loro nomi nella lapide che la caserma ospita a ricordo dopo quelli degli innocenti fucilati il 17 agosto 1944. Provvida decisione sarebbe ora quella di cancellarli, una buona volta.
Eccola la storia. Quanti di voi, qui presenti stamane, non l’avevano mai sentita? Tutti, ne sono certa, la conoscete. Eppure, ci fosse anche uno solo tra noi a cui per la prima volta questa storia arriva all’orecchio, varrebbe la pena ripeterla ancora, e sempre. Non è il fiato che ci manca. È semmai la memoria. LEGGI IL TESTO COMPLETO »