mar 30

mar 30

mar 28

Il sen. Paolo Giaretta ha partecipato a un incontro con iscritti e simpatizzanti del Partito Democratico in sede Pd Cadoneghe, domenica 27 marzo.
Ha introdotto il dibattito il segretario locale Alberto Savio, che ha parlato di un momento critico e confuso, dominato da un leghismo pericoloso e sottovalutato, che esalta l’individualismo e la chiusura e da un berlusconismo in crisi. Una crisi a cui non fa da contraltare, purtroppo, una crescita e un consolidamento del consenso attorno alle forze politiche di opposizione e in particolare attorno al Pd: una crescita di consenso che non può che arrivare da una forte azione politica, capace di dare agli Italiani il senso di una credibile e auspicabile alternativa.
Il senatore Giaretta ha parlato di un nuovo clima nel paese, di un “senso di pena” per le istituzioni e per la situazione economica del paese, ma anche un “senso di speranza” per il futuro, richiamando lo storico discorso di Concetto Marchesi. Il fallimento del governo è evidente a tutti.
Il federalismo della Lega vorrà dire una cosa sola: più tasse. Non ci sarà una redistribuzione delle risorse in base alla qualità dei bilanci locali, ma a seconda del “colore” politico: lo si è già visto con Roma, Catania, con i comuni a guida leghista beneficiati da Zaia con i fondi per l’alluvione, nonostante abbiano avuto conseguenze trascurabili. Arriverà l’IMU, che si tradurrà in un’aliquota doppia rispetto all’ICI. L’IRAP è ancora là, nonostante le promesse di Berlusconi, e il peggioramento per gli artigiani e i commercianti sarà evidente. Le regioni potranno aumentare l’addizionale IRPEF: pagherà di più alla fine chi già paga. LEGGI IL TESTO COMPLETO »

mar 25

Vi ricordate la canzone FIUMI DI PAROLE con cui i “Jalisse” vinsero a sorpresa il Festival di Sanremo nel 1997? Potrebbe essere stata scritta per il “governatore” del Veneto, nonché Commissario per l’Alluvione, Luca Zaia, Lega Nord. In realtà c’è davvero poco da scherzare. La situazione dei nostri argini del Muson dei Sassi è terribilmente seria e alle formali osservazioni del Comune di Cadoneghe rivolte alla Regione Veneto e al Genio Civile seguono, a cinque mesi dai tragici fatti alluvionali di novembre 2010, solo chiacchere. Vogliamo al più presto gli interventi promessi dalla Regione per mettere al sicuro i nostri cittadini. Siamo in una stagione piovosa e viviamo una situazione di allarme. Ma la Regione pare non esserne preoccupata. Guardate queste foto e valutate voi se si tratta di una preoccupazione fondata o no.

Il Presidente (e Commissario Straordinario per l’alluvione) Luca Zaia, promette interventi rapidi in tutte le trasmissioni televisive (veramente troppe, quando tempo passa a palazzo Balbi?), organizza campagne stampa e poi dirotta i soldi dell’alluvione del l° novembre 2010 anche a Comuni che non hanno avuto danni gravi: Carceri, Selvazzano, Cittadella. Sono comuni in cui la Lega amministra… solo un caso?
Le risorse scarseggiano, dicono… ma la Lega vota contro la proposta del Pd dell’Election Day (si potevano risparmiare 300 milioni di euro), pretende la proroga delle sanzioni dell’U. E. per le quote latte (sottraendo fondi alla ricerca per le malattie gravi), spende in Regione risorse esagerate per discutibili finalità di tutela della “lingua veneta”…

LE PRIORITA’ PER NOI SONO ALTRE! SONO LA SICUREZZA DEL TERRITORIO, DELLE NOSTRE CASE E DELLE NOSTRE AZIENDE! CHIEDIAMO CHE ZAIA RISPETTI GLI IMPEGNI PRESI, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!

MANIFESTIAMO!
sabato 2 aprile 2011 alle 11.00
Presso il ponte sul Muson alla Castagnara

mar 23

Domenica 27 marzo, alle ore 10.30, nella nostra sede in Casa del Lavoratore via Gramsci 43, il senatore Paolo Giaretta parteciperà a un dibattito, al quale tutti gli iscritti e i simpatizzanti del nostro Circolo sono invitati. Paolo Giaretta intereverrà sull’attualità di questi giorni, sulle questioni internazionali (crisi libica), sulla politica interna (il federalismo, un governo immobile e sotto ricatto), e sullo “stato” del Partito Democratico, alla vigilia di importanze scadenze elettorali (amministrative di Maggio) e referendarie (i quattro quesiti su nucleare, acqua pubblica e legittimo impedimento). Pubblichiamo qui un suo testo sull’inadeguatezza del governo di fronte ai problemi sollevati dalla crisi libica.

ATTENZIONE: la notte tra sabato e domenica si porta l’orologio avanti di un’ora. Torna infatti in vigore l’ora legale.

Libia: a Roma ministri incompetenti, a Padova leghisti ignobili

Quante parole in libertà da parti di esponenti del governo sulla difficile situazione libica. Se c’è un settore della politica che richiede senso della misura, poche parole, visione degli interessi generali questo è quello della politica estera.
Invece appare un paese sbracato. Si è passati senza dignità dal baciamano all’euforia guerresca. Se ci fosse stato un rapporto serio, anche se discutibile, con il dittatore libico, era arrivato il momento di farlo pesare per convincerlo ad accettare la strada di una risoluzione diplomatica. Ci siamo solo presi gli insulti di Gheddafi. Ministri che parlano in libertà. Prima concedono le basi senza sufficiente riflessione sulle modalità, sulla catena di comando, poi sembrano fare marcia indietro richiedendo (giustamente) una azione in ambito Nato. Poi si vuole partecipare direttamente e si mandano i Tornado. Abbiamo perfino visto nei telegiornali nostri piloti descrivere un po’ imbarazzati le missioni compiute. Da quando in qua i singoli militari danno informazioni sulle proprie missioni?
Sembra davvero l’improvvisazione al governo. La Lega interpreta un po’ di senso comune, per incassare un po’ di consenso per le prossime elezioni. Per nascondere il fallimento delle politiche per l’immigrazione agita lo spauracchio delle sbarco di milioni di persone. Chiede (giustamente) aiuto all’Europa, dopo aver sempre rifiutato ogni politica comune sul fronte dell’immigrazione. Con o senza la missione ONU il dramma di una migrazione biblica resta sullo sfondo. Ma finora nulla di serio è stato impostato per gestirla. Migliaia di persone ammassate a Lampedusa senza alcuna idea di come gestire strutturalmente l’emergenza. Ignobili dirigenti leghisti raccolgono le firme a Padova contro Zanonato (!?) per il temuto arrivo di profughi alle caserme di Chiesanuova. Se arrivassero ( e sarebbe una scelta sbagliata) arriverebbero per decisione dei Ministri dell’Interno e della Difesa. Vuol dire essere senza dignità, senza il minimo senso della verità e dei doveri di chi governa. Purtroppo passiamo dalle belle giornate del tricolore a questo triste spettacolo di incompetenza.

Dal sito http://www.paologiaretta.it.

mar 16

mar 16

Più di 1130 cittadini appartenenti a una quindicina di Comuni (oltre Cadoneghe, anche Campodarsego, Padova, Vigonza, Vigodarzere, e molti dell’Alta Padovana) hanno firmato una petizione, sottoscritta anche dal Comune di Cadoneghe, per chiedere formalmente alla Provincia di Padova lo stanziamento urgente, con apposito capitolo di spesa, dei fondi necessari all’ampliamento della strada provinciale SP34 “delle Centurie” (via Roma in Cadoneghe). Nella tarda mattinata di oggi la petizione è stata ufficialmente consegnata all’ufficio di presidenza della Provincia di Padova, che com’è noto ha competenza sulla manutenzione e la gestione della strada in questione.

«Dopo il successo della manifestazione del 14 febbraio scorso, la grande adesione alla raccolta firme promossa per sensibilizzare gli amministratori provinciali dimostra quanto il tema sicurezza lungo questa importante arteria sia molto sentito dalla popolazione, e non solo dai cittadini di Cadoneghe – dice il sindaco Mirco Gastaldon –. Da anni l’Amministrazione comunale di Cadoneghe sollecita la Provincia a dare avvio all’iter per la realizzazione dei lavori di ampliamento di un’arteria così importante, senza che però siano mai state date risposte».

«Giova ricordare – prosegue Gastaldon – che la richiesta di ampliamento, di cui il Comune di Cadoneghe si fa volentieri portavoce, non giunge ora, ma è sul tappeto da anni. Il nostro Comune fin dal 2004 si è fatto parte attiva per il completamento dell’opera, redigendo e trasmettendo il progetto alla Provincia e intervenendo presso l’ATO Brenta per il finanziamento della fognatura nera mancante, dando la propria disponibilità a finanziare il 50% di un’opera che pure è di proprietà e competenza della Provincia. Ora è giunto il tempo di dare una risposta chiara in merito. Perciò chiediamo alla presidente Degani e all’assessore Marcato, e con noi lo fanno oltre 1130 cittadini, che tale voce sia inserita URGENTEMENTE nel bilancio della Provincia per il 2011 in corso di discussione. I lavori di ampliamento devono partire al più presto, la sicurezza di residenti e automobilisti non può attendere oltre».

Con Gastaldon si sono recati in provincia il segretario del Pd e capogruppo consiliare Alberto Savio, l’assessore ai lavori pubblici Silvio Cecchinato, i consiglieri comunali Andrea Ferro ed Edoardo Lacava, Alice Malgarotto del direttivo Pd Cadoneghe. Ad attenderli, il consigliere provinciale del Partito Democratico Boris Sartori, che aveva già preso parte un mese fa al corteo in via Roma. La raccolta firme in calce alla petizione continuerà negli appositi punti predisposti in occasione di incontri pubblici e al mercato settimanale del sabato, al banchetto del Partito Democratico.


Alice Malgarotto (direttivo PD Cadoneghe), il Sindaco Mirco Gastaldon, Edoardo Lacava (consigliere comunale di Cadoneghe Città e Ambiente), Alberto Savio (capogruppo Cadoneghe Città e Ambiente e segretario PD)


Silvio Cecchinato (ass. Lavori Pubblici Comune di Cadoneghe, Idv), Lacava, Malgarotto, Savio e il cons. prov. del Pd Boris Sartori


Andrea Ferro (consigliere comunale Cadoneghe Città e Ambiente),  Cecchinato, Lacava, Malgarotto e Sartori.


La petizione protocollata.

mar 15

La XVI «Giornata della memoria e dell’impegno» approda in Basilicata. Sarà sabato 19 marzo, giorno scelto per favorire la massima partecipazione a un appuntamento che resta, comunque, saldamente legato alla data simbolica del 21: quando tante altre iniziative riempiranno centinaia di piazze, strade, scuole e consigli comunali d’Italia.

Perché la Basilicata? Per ribadire che il potere mafioso e tutto ciò che lo favorisce vanno combattuti ovunque, dal Nord al Sud, non solo attraverso le inchieste e i processi ma anche sul piano educativo, sociale e culturale. Come ovunque bisogna costruire quella società del «noi», viva, attiva, consapevole, che delle mafie è il primo anticorpo.

Questa società responsabile a Potenza esiste. Ci aspetta per raccontarci di una Lucania bella e coraggiosa, terra «di luce» e non «dei lupi», come la descrivono due opposte etimologie. Una Lucania che però la ferocia dei lupi la conosce: lupi «umani» che anche qui hanno alimentato episodi di violenza e malaffare, di offesa a una dignità della persona che è compito di tutti noi riscattare. LEGGI IL TESTO COMPLETO »

mar 15

Il 17 marzo 1961, Alfredo Dallan detto "il moro", vestito da Garibaldi e in sella al suo cavallo bianco, parte dalla Castagnara per arrivare trionfante in una Piazza Insurrezione (a Padova) gremita. Clicca sull'immagine per ingrandire

Proprio mentre si apprestano a celebrare i 150 anni della fondazione del loro paese, gli italiani sembrano essere sempre meno interessati a conoscere e a riconoscere la loro italianità. Eppure non sono mancati nella storia i momenti in cui il senso di appartenenza civica alla comunità nazionale, e addirittura un vero e proprio sentimento d’amore per la patria, sono emersi ad accompagnare gli avvenimenti del paese, soccorrendolo nei momenti di crisi. Quando scrissi la canzone Viva l’Italia mi era sembrato naturale ricordare quella forte risposta collettiva che l’Italia seppe dare al terrorismo alla fine degli anni 70. Nonostante ciò la canzone, che pure era piena di chiaroscuri e – credo – non del tutto retorica, non piacque a chi nel pubblico aveva sempre considerato i valori patriottici un retaggio reazionario, patrimonio della destra e dei “fascisti” tout court. A nulla valeva ricordare, come feci allora con un mio amico assai politicamente corretto, che la maggior parte delle lettere dei condannati a morte della Resistenza si concludevano proprio con queste parole di invocazione e di consapevole memoria. Niente da fare, nonostante tutto “Viva l’Italia” imbarazzava. Dire o anche solo pensare questa semplice frase poteva essere spiazzante. Rimandava nel migliore dei casi a un Risorgimento polveroso, studiato in fretta in vista dell’esame di maturità e altrettanto frettolosamente archiviato. O magari alla parata militare del 2 giugno, o alla fanfara dei bersaglieri. A nulla di troppo contemporaneo, insomma.

Eppure, in un bellissimo film di grande successo popolare come La grande guerra c’è molta patria. Due improbabili eroi, che per tutta la durata della pellicola sembrano spalmati sui peggiori stereotipi dell’italiano furbo e un po’ vigliacco, si fanno fucilare dagli austriaci pur di non tradire il proprio paese. E il contractor Fabrizio Quattrocchi (e qui non siamo in una fiction), prima di essere giustiziato in Iraq da un gruppo terroristico, grida una frase – “Adesso vi faccio vedere come muore un italiano” – che potrebbe essere l’invocazione di un eroe risorgimentale o di un martire di via Tasso. Quattrocchi verrà insignito di medaglia d’oro al valor civile, e questa decisione sarà accompagnata da incomprensibili e indegne polemiche. Se ci chiediamo il perchè di tutto ciò, le risposte possono essere infinite e anche vagamente imbarazzanti. Certo è mancato nella storia del nostro paese l’equivalente della Rivoluzione francese, quel momento fondativo in cui popolo, Stato e nazione si autoidentificano e scrivono insieme le proprie leggi. Anche la Resistenza, che sta alla base della nostra attuale Costituzione e che pure fu guerra di liberazione nazionale, non sempre condivise in maniera univoca il progetto di una nuova Italia. Né mancarono episodi come quello di Porzus in cui la Resistenza tradì se stessa insieme ai valori della patria. LEGGI IL TESTO COMPLETO »

mar 13

Padova, 12 marzo 2011

Caro Presidente,

ti scrivo per festeggiare insieme l’Unità d’Italia. Per dirla con Gianni Morandi e Roberto Benigni, “stiamo uniti”.

Ti scrivo da uno scalino del Caffè Pedrocchi. L’8 Febbraio 1848 le truppe imperiali fecero fuoco sulla folla di studenti radunati proprio davanti allo storico Caffè per protestare contro la tirannia austriaca inneggiando all’Unità d’Italia. Un morto e molti feriti. Anche nei moti del 1820/1821 Padova ebbe un ruolo determinante, grazie a personalità eccellenti come Niccolò Tommaseo. Del 1848 dobbiamo ricordare un padovano illustre, Alberto Cavalletto, che molto fece per la libertà dei veneti e un giovane federalista convinto “la camicia rossa” Alberto Mario. Inizia così il percorso risorgimentale di Padova, un percorso che la rende protagonista e che culmina con l’ingresso in città delle truppe italiane il 12 Luglio 1866.

E’ questa la nostra Storia. Coraggiosa, giovane, intensa. Non è la Storia del Dio Po. È una Storia che parte da qui, da alcuni giovani. E sono gli stessi giovani del Piave, sono gli stessi giovani della Resistenza, sono gli stessi giovani che si sono battuti contro la violenza e il terrorismo, sono i giovani che oggi lottano per il loro futuro. LEGGI IL TESTO COMPLETO »

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