apr 23

“L’acqua è di Dio e ci tocca ridargliela come ce l’ha data”. Con questa battuta il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani ha concluso la conferenza stampa di presentazione delle proposte sull’acqua pubblica da parte del Partito democratico. E, forse, non è del tutto un caso che sia avvenuto proprio nella giornata della Terra (Earth’s day) che il Pd raccoglie la sfida per razionalizzare e gestire in maniera efficiente uno tra i beni comuni più essenziali: l’acqua.

La proposta di legge che il Pd presenterà sarà il frutto di un’analisi concreta che terrà conto dei pareri degli amministratori locali e dei cittadini per completarsi in un progetto complessivo equilibrato in antitesi alla privatizzazione forzata voluta dal governo con il decreto Ronchi. Già a partire da domani avverrà un primo incontro a Torino, primo di una serie, per trovare punti comuni a tutela di un bene primario pubblico.

Bersani ha voluto porre l’attenzione sul fatto la privatizzazione dell’acqua non è una soluzione ma la negazione di un servizio per molti cittadini, un insulto per l’ambiente a fronte dei troppi sprechi e di investimenti assenti. “Il governo del fare risponde pensa che un articolo di legge con la privatizzazione obbligatoria dell’acqua sia la soluzione dei problemi. Un po’ come il miracolo di trasformare l’acqua in vino. È un errore che tra l’altro crea il disimpegno da parte degli organi territoriali espropriati” di ogni competenza in materia. LEGGI IL TESTO COMPLETO »

apr 23

Poiché l’iter di realizzazione dell’opera si sta rivelando più complesso del previsto, l’Amministrazione comunale ha deciso di indire una riunione pubblica per mercoledì 28 aprile (ore 20.45, presso la palestra scuola Falcone e Borsellino in via Vecellio a Bragni) con l’obiettivo di dare una corretta informazione ai cittadini informandoli sugli ultimi sviluppi della questione. All’incontro parteciperanno, oltre al sindaco Mirco Gastaldon, anche il dirigente del Servizio Sviluppo Territoriale, arch. Nicoletta Paiaro, e il legale incaricato dal Comune, avv. Fulvio Lorigiola.
Verranno illustrate nel dettaglio le ragioni di un ritardo che sta compromettendo la sicurezza e la tranquillità delle famiglie residenti nelle vie attraversate da traffico pesante diretto verso la zona industriale. È noto infatti come, nonostante sia stato ampiamente ultimato il tracciamento dell’intero percorso, che in lunghezza misura complessivamente circa 1,5 chilometri, i lavori veri e propri non abbiano ancora preso il via. Va ricordato che la realizzazione di questa bretella di collegamento è stata a suo tempo posta a carico del Consorzio “Cadoneghe Nord”, il soggetto attuatore del Piano di ampliamento della Zona industriale. L’importo totale dell’opera pari a circa 2.220.000 € è finanziato per 1.486.002,84 € dal Consorzio “Cadoneghe Nord”, e per la rimanente parte dall’Amministrazione comunale.
All’interno della convenzione tra il Consorzio e il Comune, fin dall’inizio la progettazione e la realizzazione dell’opera sono state poste a carico del Consorzio, visto il rilevante impatto sulla viabilità, mentre a carico del Comune sono stati posti altri compiti quali: la previsione del tracciato nel Piano Regolatore, l’espletamento delle complesse procedure di esproprio per acquisire le aree da mettere a disposizione del consorzio per oltre 500.000 €, la direzione dei lavori. LEGGI IL TESTO COMPLETO »

apr 21

Nell’ambito della rassegna del Comune di Cadoneghe “Parole e Note”, mercoledì 21 aprile alle 21.30 l’economista Tito Boeri presenterà il suo ultimo libro “La crisi non è uguale per tutti”. Perché l’Italia è entrata prima degli altri Paesi nella recessione? E perché, nonostante non abbia subito il fallimento di grandi banche e l’esplosione della bolla immobiliare, sta vivendo la crisi peggio di altri Stati? Cosa ci attende quando finalmente il mondo ripartirà? Sapremo uscire non solo dalla recessione, ma anche dalla stagnazione in cui ci dibattiamo da oltre quindici anni? Sono interrogativi di cui oggi nessuno discute in Italia. La politica economica sembra scomparsa dall’agenda nazionale. Non riappare neanche in autunno, consueto momento di confronto sulla Finanziaria, in cui un governo dovrebbe spiegare le iniziative che intende prendere e un’opposizione formulare le proprie critiche. Niente di tutto ciò: solo il vuoto, amplificato da un’informazione sempre più reticente ad affrontare i nodi spinosi dei rapporti fra politica economica e sistema bancario.

In questo libro Tito Boeri passa in rassegna quel poco che è stato fatto e l’enorme mole di ciò che non è stato fatto per fronteggiare la crisi in Italia. Esplora temi diversi come la proliferazione di nuove tasse (dalla Robin tax alla Padania tax), il federalismo zoppo e inconcludente, le occasioni mancate nel riformare scuola e università e le contraddizioni insite nell’unica riforma varata sin qui da questo governo, quella della pubblica amministrazione. Numerosi sono gli episodi rievocati, dall’incredibile vicenda Telecom all’eterno tormentone Alitalia, passando per i meandri di Calciopoli, tutti emblematici del modo in cui opera la classe dirigente italiana. Ma nel testo di Boeri non c’è solo denuncia: ci sono anche proposte concrete, che riguardano soprattutto le azioni da intraprendere per evitare che questa crisi comporti, come precedenti recessioni, un forte incremento delle disuguaglianze e della povertà.

Chi è Tito Boeri

Ph.D. in Economia ottenuto presso la New York University, Tito Boeri è stato per dieci anni senior economist all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). È stato anche consulente del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, della Commissione Europea, dell’Ufficio Internazionale del Lavoro oltre che del Governo italiano. È attualmente professore ordinario presso l’Università Bocconi di Milano, dove è affiliato all’Innocenzo Gasparini Institute for Economic Research (IGIER). È Direttore Scientifico della Fondazione Rodolfo Debenedetti e research fellow del CEPR (Centre for Economic Policy Research), del Davidson Institute dell’Università del Michigan, dell’IZA (Institut zur Zukunft der Arbeit) di Bonn e del Netspar (Network for the Study of Pension and Retirement) di Tillburg. Collabora a Repubblica (e all’estero con il Financial Times e Le Monde). È tra i fondatori del sito di informazione economica www.lavoce.info e del sito federato in lingua inglese www.voxeu.org. È direttore scientifico del Festival dell’Economia di Trento. Ha pubblicato 8 libri con Oxford University Press, MIT Press e Princeton University Press ed è autore di numerosi saggi su riviste internazionali.

apr 9

Si è già messa in moto la macchina organizzativa della FESTA DEL PARTITO DEMOCRATICO di Cadoneghe, che avrà luogo, come ogni anno, nel mese di Luglio, precisamente da sabato 3 a domenica 11, negli spazi vicini al Campo Sportivo “M. L. King” di Mejaniga.

La festa offrirà una ricca scelta di cucina: dai classici gnocchi fatti a mano ogni giorno dai nostri volontari (li vedete nella foto a fianco… e sono una delle maggiori attrazioni della Festa!), al ristorante di cucina alternativa con varie proposte di pasta, carne e anche pesce. Anche i giovani troveranno il tradizionale bar con stuzzichini, snack, birra e bibite.

Non mancherà il consueto calendario di serate danzanti con musica dal vivo, che coinvolgeranno i gruppi musicali più “gettonati”, e per i bambini piccoli ci sarà come sempre lo spazio con i giochi gonfiabili.

A breve sarà definito anche il programma di dibattiti e confronti su tematiche politiche e amministrative.

Lo staff della Festa del PD di Cadoneghe è a disposizione di tutti coloro che volessero collaborare a vario titolo alla manifestazione. La nostra mail è info@pdcadoneghe.it, il telefono della sede di Via Gramsci è 049.700689: l’apertura è il giovedì dalle 17,00 alle 19,00 e la domenica mattina dalle 10,00 alle 12,00.

apr 8

Martedì, 6 aprile 2010 – MATTINO DI PADOVA – pagina 20

Dal leader un invito a tornare tra la gente
«Il Pd deve mettere radici – Bortolussi, scelta corretta»

«Mai come in questo momento c’è bisogno di unità e riflessione perché è chiaro che il Pd deve cambiare rotta. Impostando politiche nuove, lavorando su programmi coraggiosi, radicandosi sul territorio e valorizzando nelle candidature le risorse umane migliori». Piero Ruzzante è tornato in Veneto ritrovando subito un ruolo da protagonista: primo eletto del Pd nella circoscrizione di Padova, va in consiglio regionale assieme agli assessori comunali Sinigaglia e Bortoli. «Il radicamento territoriale sarà fondamentale nei prossimi tre anni per il Pd, osserva Ruzzante – dal voto delle regionali è sempre più chiaro che in città e in alcuni comuni con tradizione favorevole, come Cadoneghe, riesci a reggere ma già in periferia ci sono grandi problemi di consenso. In Veneto il centrosinistra ha quattro capoluoghi su sette ma nei piccoli paesi il tracollo è netto».

In molti chiedono un netto rinnovamento e sottolineano come un grave errore la mancata candidatura a presidente per il centrosinistra della Puppato, che proprio come Ruzzante ha fatto incetta di voti.

«Laura è una grande risorsa per questo partito. Rappresenta un modello politico su cui investire perché ha conquistato la fiducia e la stima della gente sul campo, amministrando con coraggio e passione in una zona dove la Lega è fortissima. Ma anche a Padova il Pd tiene perché amministra bene, senza fuggire dai problemi. Per quanto mi riguarda ho cercato di stare il più possibile a contatto con la gente, confrontandomi coi problemi di ogni giorno dal primo all’ultimo giorno di campagna elettorale. Credo si debba continuare in questa direzione anche dopo la campagna elettorale. La gente deve trovare il Pd dappertutto».

E la scelta di Bortolussi di non far parte del Pd in consiglio? «Francamente la ritengo una scelta corretta. Non è il capo del Pd ma l’espressione di una coalizione politica e in consiglio continuerà questa funzione che va oltre i partiti. Credo che Giuseppe vada ringraziato per il lavoro fatto».

apr 7

SOCIAL CARD: meccanismo complicato e pochi i benefici concreti

In tempi di crisi, come quella che stiamo vivendo e che non accenna ad allentare la presa, una amministrazione comunale si trova impegnata a ricercare le risposte più adeguate e concrete per le necessità crescenti dei suoi concittadini. Nonostante i pesanti tagli del Governo nei trasferimenti, ampiamente documentati nei quotidiani proprio in questi giorni (si veda “Il Mattino di Padova” di lunedì 15.02 ad esempio), ci adoperiamo per attivare tutte le possibili forme di sostegno ed anche per valutare e segnalare eventuali opportunità. Per questa ragione abbiamo cercato di capire com’è andata l’esperienza di un anno di social card, o Carta Acquisti, per renderci conto con cognizione di causa della validità o meno di questa iniziativa. Purtroppo, da una semplice analisi di costi e benefici, siamo giunti all’amara conclusione che si è davvero persa un’occasione per dare concretamente una mano a chi si trova in difficoltà. Ma prima delle considerazioni, facciamo parlare i numeri, quelli che abbiamo potuto reperire, con qualche difficoltà, a livello nazionale e quelli del nostro Comune di Cadoneghe.
“La social card è una carta di pagamento elettronico con ricarica mensile di 40 euro, utilizzabile per il sostegno della spesa alimentare e dell’onere per le bollette della luce e del gas” spiega l’Inps sul suo sito. E’ stata pensata per i cittadini con oltre 65 anni e per le famiglie con figli piccoli (fino a 3 anni) che abbiano un reddito Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) fino a 6.000 euro annui, non più di una casa, non più di un’auto. Per chi ha più di 70 anni, la soglia di reddito Isee che dà accesso alla carta acquisti è fino a 8.000 euro annui. Per il 2010 questi limiti sono stati leggermente ritoccati all’insù, rispettivamente 6.235,35 e 8.313,80 euro. Nel caso di più figli sotto i 3 anni, gli accrediti si sommano. La si può utilizzare per pagare le bollette di luce e gas e per comprare prodotti alimentari nei negozi convenzionati (che in realtà sono pochi, meno del 5% ha aderito all’iniziativa, forse per la paura dei tempi molto lunghi, in media 200 giorni, di rimborso da parte dello Stato).
Per il 2010 vi è il nuovo obbligo di ripresentare dichiarazioni Isee e domanda per la carta ogni 2 mesi.
I beneficiari, secondo le stime iniziali del Ministero dell’Economia, dovevano essere 1 milione 300 mila in realtà, rispondendo ad una recente interrogazione in Commissione Bilancio della Camera, il Governo ha ammesso che “alla data del 20 gennaio 2010, i cittadini beneficiari e utilizzatori della carta acquisti ammontano complessivamente a circa 450.000” (425.000 dati Inps). La previsione di spesa, sempre del ministro Tremonti, era stata di 450 milioni di euro, ma dai dati Inps siamo a 200 milioni di euro (40 euro al mese per ciascuna richiesta). Motivo: molte domande sono state respinte per il mancato rispetto dei limiti di reddito richiesti dalla normativa, per l’incompletezza dei dati o per la loro non veridicità. Ma anche la farraginosità del meccanismo ha contribuito a decretarne lo scarso successo. LEGGI IL TESTO COMPLETO »