gen 12

L’alternativa all’imbuto di via Pontevigodarzere è sempre più urgente

del Gruppo consiliare del Partito Democratico di Cadoneghe

L’attuale accesso a Nord di Padova dai comuni contermini e limitrofi, attraverso il ponte sul Brenta in via Pontevigodarzere (che viene attraversato da circa 18/19.000 veicoli al giorno per senso di marcia) mette oramai da molto tempo in seria difficoltà almeno tre comunità civili: Padova, Cadoneghe e Vigodarzere.

Questa criticità, detta del “nodo di Castagnara” sin dagli anni ‘80, sembrava essere stata risolta con degli interventi che da un lato favorivano l’ingresso alla città di Padova con un nuovo ponte e una strada Regionale (ideata e progettata tra gli anni ’60 e ‘70 e realizzata negli anni ‘90) che ha diviso una realtà residenziale come quella di Cadoneghe e dall’altra, con il raddoppio del ponte sul Muson (fine anni 2000) contribuivano a fluidificare una penetrazione viaria, originata sempre più pesantemente da territori dell’Alta padovana che, urbanisticamente parlando, hanno incrementato e offerto edilizia residenziale senza una sufficiente dotazioni di servizi per famiglie, persone e attività culturali e socio/economiche.

Dopo il “tramonto” del tratto “T” del progetto denominato GRAP (Grande Raccordo Anulare di Padova), sancito dal parere negativo deliberato dalla Commissione Ministeriale di Valutazione Impatto Ambientale n. 818 del 2.12.2011, che vedeva interessati alcuni collegamenti tra la tangenziale di Limena, la strada del “Terraglione” e la seppur “mingherlina” Regionale 308, la Giunta del Comune di Cadoneghe in data 28 novembre 2018 ha deliberato l’approvazione di uno studio di fattibilità per la soluzione viabilistica tra i Comuni di Padova, Cadoneghe e Vigodarzere. Il 9 febbraio 2019 ha preso avvio con la firma tra i sindaci di Vigodarzere (Zordan), di Cadoneghe (Schiavo) e l’assessore di Padova (Micalizzi), l’iter che porterà ad eliminare la conflittualità “stradale” che rende “sempre più” prigioniera di sé stessa Vigodarzere, “sempre più” impaziente la cittadinanza di Cadoneghe e “sempre più” stressata la comunità che vive a Pontevigodarzere.

Nel frattempo, anche il Comune di Limena si è reso disponibile a dialogare per arricchire la soluzione e renderla “sempre più” sostenibile ed efficiente, riu­­scendo così a generare sinergie concrete e dirette a ridurre l’impatto sulla popolazione e a contenere il più possibile i costi di realizzo.

Nella foto: Febbraio 2019: la firma dell’accordo tra Andrea Micalizzi (Padova), Michele Schiavo (Cadoneghe) e Adolfo Zordan (Vigodarzere) per il progetto di fattibilità di una strada alternativa a via Pontevigodarzere.

 

 

 

 

 

 

gen 11

Siamo una comunità che discute, forse troppo a detta di qualcuno, ma ciò differenzia il Partito Democratico di Cadoneghe dagli altri partiti.

del Direttivo PD di Cadoneghe

La cultura politica si misura anche dalla capacità di dialogo e di interazione.

Oggi il dialogo è impegnativo in una società totalmente interconnessa, senza più distanze, invasa dai social, contenenti anche molte offese, e dalla tv gridata, che allontanano le persone dall’approfondimento degli argomenti e dall’analisi critica e accrescono la fatica di cogliere il senso del bene comune e dello stare insieme.

Anche a Cadoneghe possiamo trovare evidenze di ciò nei social che ci attorniano.

Ma non mancano il dialogo e la critica costruttiva specialmente all’interno del nostro partito.

Siamo una comunità che discute, forse troppo a detta di qualcuno, ma ciò ci differenzia dagli altri partiti perché l’idea del bene comune è nel nostro DNA. Certamente potrà essere diverso da altri ma finora la storia ci dà ragione. Nel nostro territorio abbiamo sempre costruito pensando prima al bene dei nostri cittadini. Scuole e servizi oggi rendono Cadoneghe uno dei migliori luoghi in cui abitare, non a caso la richiesta di residenza è tra le più elevate della provincia di Padova.

Vale la pena continuare? Certamente sì! Ma per questo, bisogna trasformare cultura e idee in azioni politiche e amministrative, interessando sempre di più la nostra comunità.

La continua trasformazione della nostra società ci impone di misurarci con nuove scelte sia globali che locali; proviamo a compierle pensando che fare politica significhi, come diceva Don Sturzo nel 1925, “un atto di amore per la collettività”.

Con questo spirito il Partito Democratico è stato e cerca di essere un partito aperto a tutti, in ascolto di quanti hanno voglia di sviluppare idee nuove, di occuparsi dei temi sociali in cui siamo immersi, di immaginare lo sviluppo del nostro territorio nel rispetto reciproco e delle regole.

A queste persone il PD di Cadoneghe dice: venite a trovarci, vi ascolteremo e approfondiremo insieme.

Partito Democratico

Circolo di Cadoneghe

 

 

 


gen 9

Gli insegnamenti della tristissima esperienza della pandemia. Medicina del territorio e potenziamento del Distretto sono indispensabili. In prospettiva c’è la vicinanza con il nuovo ospedale di Padova Est

di Daniele Toniolo segretario del Partito Democratico di Cadoneghe

La parola che ha caratterizzato il 2020 è Coronavirus (o Covid). Il mondo intero è stato investito da una pandemia causata da questo virus. Pandemia che si è sviluppata in due fasi, e purtroppo non è affatto finita. In Italia, fino ai primi giorni di gennaio, ha fatto registrare oltre 2.156.000 casi di persone positive al virus ed oltre 75.000 morti.

Questa tristissima esperienza ci ha segnato con sentimenti molto forti: dolore per le vittime, sofferenza per i malati, solitudine per i positivi, isolamento, distanziamento per tutti. Contestualmente ci ha fatto rivalutare e di molto la Sanità Pubblica, in particolare lo straordinario lavoro in prima linea di medici ed infermieri, che rischiano moltissimo per compiere il loro dovere.

Questa crisi ha prodotto molte criticità e alcune opportunità che saranno oggetto di riflessione e orienteranno l’attività politica del Circolo del Partito Democratico di Cadoneghe nei prossimi mesi. Vediamone alcune.

  1. Piani di prevenzione. Stimolare le istituzioni perché prendano tutte le decisioni e agiscano quando esiste il tempo per farlo. Arrivare impreparati alla seconda ondata epidemica è stato disastroso perché si poteva prevenire.
  2. Produzione nazionale di componenti/strumenti/mezzi di protezione strategici per la sanità per evitare la totale dipendenza da altri.
  3. Necessità di affrontare altre tematiche correlate quali: la scuola, il trasporto pubblico, la gestione delle case di riposo, le difficoltà sempre crescenti di chi vive in condizioni di svantaggio, di disabilità, di solitudine.
  4. 4. Necessità di valutazione e correzione del Sistema Sanitario. Nella gestione della pandemia si è potuto contare su una straordinaria professionalità e dedizione di infermieri e medici. Queste persone potrebbero fare ancora di più e meglio, e probabilmente con minore spesa, se si potesse contare su una rete di medicina territoriale adeguata ai temi di oggi. La Regione del Veneto aveva previsto varie soluzioni: le UTAP, le medicine di gruppo integrate, le medicine di rete, le associazioni funzionali territoriali. Forme di aggregazioni importanti, e non ancora pienamente realizzate. Nel nostro comune inoltre va valorizzato e potenziato il ruolo del distretto.
  5. 5. Il nuovo ospedale di Padova. Si è avviato l’iter per la costruzione del nuovo ospedale a Padova Est. Ci vorrà del tempo per vederlo realizzato. M a sin d’ora dovremmo riflettere, se e come questa nuova struttura impatterà con il nostro Comune visto che rappresenteremo la prima uscita a Nord del nuovo ospedale, e potrebbe essere un’opportunità positiva per il  nostro territorio.

Sfruttiamo questa tragedia per fare cose utili alla comunità che sono sempre state rimandate o che non sono mai state fatte!

 

Daniele Toniolo

Segretario PD

Circolo di Cadoneghe

 

 

 


gen 7

Il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia nacque il Tricolore: allora simbolo della Repubblica Cispadana; oggi simbolo di unità del Paese. Un vessillo che ricorda i nostri principi: solidarietà ed eguaglianza.

“Tappe della nostra storia, anniversari che raccontano il cammino che ci ha condotto ad una unità che non è soltanto di territorio. (…) Memoria e consapevolezza della nostra identità nazionale ci aiutano per costruire il futuro”. Così il Presidente Sergio Mattarella nel messaggio di fine anno.

Quel giorno del 1797 i rappresentanti delle quattro città di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara, riuniti in Congresso, adottarono ufficialmente il tricolore verde, bianco e rosso e come vessillo nazionale della Repubblica Cispadana, il nuovo Stato sorto sotto la protezione delle armi francesi. Era anche quella una società segnata da frammentazioni, divisioni e incertezze sul futuro: con il Tricolore quei rappresentanti decisero in un modo diverso rispetto al passato: decisero di farlo insieme.

Il Tricolore è simbolo dell’unità anche nella sfida alla pandemia, che è un drammatico tempo dell’incertezza.

“La pandemia – ci ha detto ancora il Presidente – ha seminato un senso di smarrimento: pone in discussione prospettive di vita. Basti pensare alla previsione di un calo ulteriore delle nascite, spia dell’incertezza che il virus ha insinuato nella nostra comunità”.

Il Partito Democratico di Cadoneghe è grato al Presidente Sergio Mattarella per l’ammonimento:

“Questo è tempo di costruttori. (…) La sfida che è dinanzi a quanti rivestono ruoli dirigenziali nei vari ambiti, e davanti a tutti noi, richiama l’unità morale e civile degli italiani. Non si tratta di annullare le diversità di idee, di ruoli, di interessi ma di realizzare quella convergenza di fondo che ha permesso al nostro Paese di superare momenti storici di grande, talvolta drammatica, difficoltà”.

 

Partito Democratico

Circolo di Cadoneghe

gen 3

Di    Giacomo Possamai

Consigliere regionale PD Veneto

E adesso, mentre gran parte dell’Italia si avvia ad uscire dalla zona rossa, il rischio concreto è che in Veneto, dopo il 7 gennaio, si renda necessario prolungare ed inasprire ulteriormente le misure: questo è il frutto avvelenato del tempo perso in dicembre.

Di teoria in teoria, di variante in variante, il presidente continua a non rispondere alla domanda più importante: perché ormai da settimane ogni giorno in Veneto decine e decine di persone perdono la vita a causa del Covid? Questo è un dato che non può smentire e non c’è spiegazione che tenga sui tamponi effettuati o sulla percentuale dei positivi.

Nella gestione della seconda fase della pandemia troppe cose non stanno funzionando, anche a causa di messaggi ambigui lanciati alla popolazione e di scelte rinviate per troppo tempo: si susseguono segnalazioni dagli ospedali del Veneto di una situazione difficile da sostenere, con il superamento dei 400 ricoverati in terapia intensiva sono sempre più frequenti le trasformazioni di reparti chirurgici e conseguentemente il rinvio degli interventi.

Nel frattempo oggi il presidente Zaia invoca sulla stampa nazionale le elezioni anticipate, spiegando che per combattere il Covid serve un Governo legittimato dal voto. Dopo la ‘variante inglese’ e la ‘variante veneta’, Zaia si appiglia a quella elettorale. Temo però che il virus sia abbastanza insensibile all’arrivo di un “Governo legittimato dal popolo”, come lo definisce lui. Anche perché altrimenti non si spiegherebbe come mai, purtroppo, la Regione che più sta soffrendo in questi mesi sia proprio quella che ha visto il suo presidente ricevere consensi record alle ultime elezioni. E cioè il nostro Veneto.

A questo punto la velocità della campagna vaccinale in Veneto diventa ancora più cruciale che in altre Regioni. Vaccinarsi è un dovere morale, per tutelare la salute propria e degli altri. Serve una campagna straordinaria di promozione e di sensibilizzazione a partire dalle categorie protette che sono chiamate alla vaccinazione in questi giorni.

E dobbiamo metterci tutti la faccia, a partire dal presidente Zaia, con un fortissimo appello a non sottrarsi alla profilassi.

Partito Democratico Veneto


Consiglieri regionali PD Veneto