dic 31

Per la strada provinciale 34, la Strada delle Centurie, il 2019 doveva vedere ultimato tutto il lavoro già progettato, finanziato e anche validato dalle diverse conferenze dei servizi. Per ragioni sicuramente da attribuire ad un cambiamento di priorità, il 2019 è trascorso con un nulla di fatto e anche il 2020 se ne è andato nella continua risposta che i lavori dovevano partire sempre il mese prossimo… (quasi venti mesi).

Puntuale, infatti, è arrivato a fine dicembre 2020 l’annuncio dell’amministrazione comunale per il mese di gennaio 2021: «I lavori partiranno l’11 gennaio, con la pulizia dei fossi e il taglio delle piante da rimuovere e prevedono i lavori di allargamento della provinciale (in quel tratto si chiama via Roma) e la realizzazione di una nuova pista ciclabile nel tratto che da via Giotto arriva a via Maestri del Lavoro».

I cittadini si aspettano che sia la data buona.

Nel frattempo la “storia” di questa strada si è allungata senza giustificazioni.

Nel 2010 la sistemazione della strada stranamente si era fermata pressoché al confine con Campodarsego. Dopo varie rimostranze, mozioni e anche manifestazioni popolari l’avvio dei lavori per i primi due stralci ha visto origine e conclusione nello scorso mandato amministrativo.

Grazie alla scelta del Comune, avvenuta nel 2015, di non attendere più “le promesse” (risalenti all’anno 2011) dell’allora vicepresidente provinciale Marcato e nemmeno di dare corso a nuove proteste contro chi (proprietario della strada) non le avrebbe di certo tramutate in lavori, il Comune di Cadoneghe ha preso in carico il progetto, finanziato dal bilancio comunale (e da un paio di contributi provinciali) ed iniziato l’iter realizzativo.

Tra la fine del 2016 e parte del 2017 la Strada provinciale 34 ha trovato (grazie all’apporto di capitale di Etra) anche la sistemazione e l’allacciamento alla rete fognaria dell’intera zona, col rifacimento completo del manto stradale. La primavera dell’anno dopo ha trovato completamento il primo stralcio, che ha visto il lavoro più lungo e costoso, il rifacimento del “Ponte dea Sota” con la risistemazione dei sottoservizi e soprattutto la risezionatura e lo spostamento del Rio dell’Arzere.

Arriviamo all’oggi, a dicembre 2020. Si comprende che alcune richieste dei frontisti possano aver “bloccato” l’inizio dei lavori, oppure come si potrà far serpeggiare da parte dell’attuale amministrazione… “Abbiamo rifatto il progetto…”. Ebbene, nessuna obiezione: realizzate finalmente l’opera cominciando davvero a gennaio! Non servono mutui e tra l’altro adesso per un piccolo tratto la strada non è più provinciale e quindi meno ostacoli.

La sicurezza della strada è un valore sociale pubblico (e va intesa anche come rispetto della situazione idrogeologica) e non deve assolutamente rispondere a comodità o interessi di singoli.

Gruppo Consiliare

del Partito Democratico

dic 30

Fine novembre: dal Governo arrivano a Cadoneghe 85.816,42 euro per buoni spesa alimentari; la giunta municipale può spenderli subito, ma non lo fa.

28 dicembre: sindaco e giunta mescolano il loro ritardo in una delibera del consiglio comunale con cui eliminano un’entrata di 170.829,65 euro mai arrivata, perché messa da loro a bilancio solo “sulla base dei dati desunti dalle notizie di stampa”.

Un pasticcio indigeribile. Partito Democratico, Coalizione Civica e Cadoneghe Unisce votano contro.

Intanto le famiglie passano le Feste senza i buoni spesa, aspettando nelle prossime settimane la distribuzione che tocca al Comune.

I fondi assegnati dallo Stato ai Comuni per i buoni alimentari di fine novembre, per Cadoneghe appunto 85.816,42 euro, avrebbero dovuto, essere oggetto di una variazione di competenza della giunta comunale urgente e specifica solo per questa finalità. Questa è la cosa più rilevante. Se la variazione fosse stata approvata prima, i buoni spesa avrebbero potuto essere a disposizione delle famiglie bisognose entro fine anno.

Di seguito forniamo maggiori dettagli di carattere tecnico, perché la variazione da ratificare comprendeva anche l’importo di 170.829,65 euro di una previsione di entrata da cancellare. Da questa mescolanza è stato originato il voto contrario espresso dai gruppi consiliari di minoranza: PD, Cadoneghe Unisce e Coalizione Civica alla ratifica della variazione di bilancio posta all’ordine del giorno del Consiglio Comunale di lunedì 28 dicembre.

Si trattava della ratifica della deliberazione della Giunta Comunale n. 180 adottata in data 16 dicembre 2020, il cui contenuto prevedeva la nuova entrata di € 85.816,42 relativa al fondo solidarietà alimentare riconosciuto dallo Stato a tutti i Comuni italiani come 2^ erogazione per l’emergenza alimentare. Per questi fondi erano previste modalità urgenti di attribuzione alle famiglie per sopperire alle necessità economiche straordinarie conseguenti all’epidemia di Coronavirus.

Con la stessa deliberazione la Giunta apportava delle variazioni in diminuzione di € 170.829,65 su precedenti variazioni alle previsioni di entrata sempre relative a trasferimenti statali, adottate dal consiglio comunale del 30.11.2020, “sulla base dei dati desunti dalle notizie di stampa della conferenza Stato Città del 15 ottobre scorso”.

I trasferimenti da parte dello Stato non devono essere accettati, ma vanno vincolati alla destinazione per la quale sono concessi. In particolare il fondo di € 85.816,42 va destinato ai buoni alimentari, come avvenuto con la precedente erogazione di pari importo del 1 aprile 2020.

Le variazioni di bilancio, come d’altra parte il bilancio stesso, sono approvati con provvedimenti della maggioranza che governa e non è consuetudine delle minoranze approvare decisioni che competono alla gestione finanziaria, in particolare perché l’atto in questione mette in luce la volontà di anticipare un importo in entrata non ancora accertabile per il quale si è resa necessaria una correzione, mentre si sono attesi tempi relativamente lunghi per inserire la previsione dell’entrata ben definita e certa già a fine novembre del fondo per i buoni alimentari.

Non era infatti nelle priorità dell’amministrazione poter attivare i buoni spesa prima di fine anno, e questo è stato confermato nella 3^ commissione consiliare richiesta proprio su questo tema dalle minoranze il 27 novembre, e svoltasi il 18 dicembre scorso.

La deliberazione per i buoni alimentari, se adottata singolarmente ed urgentemente, avrebbe ottenuto la nostra ratifica, in quanto andava a rendere operativa una importante misura di sostegno stabilita direttamente dal governo.

L’ulteriore variazione di € 170.829,65, inserita nella stessa deliberazione e non direttamente finalizzata, non trova la nostra condivisione in quanto trattasi di operazione che riguarda aspetti gestionali in capo alla maggioranza.

Il Gruppo Consiliare

del Partito Democratico

 


 

 

dic 28

Il Bollettino regionale sulla pandemia di lunedì 28 dicembre registra: sono 2.782 i nuovi casi di positività al Coronavirus registrati nelle ultime 24 ore in Veneto, che portano a 243.434 il totale dei contagiati dall’inizio della pandemia; le vittime sono 69 in più rispetto a ieri, che portano il totale dei morti a 6.107; cresce la pressione sui reparti ospedalieri non critici, con 3.007 ricoverati, 77 in più rispetto a ieri; nelle terapie intensive ci sono 4 pazienti in meno, per un totale di 387 ricoverati.

La mattina di Natale l’agenzia giornalistica Ansa aveva battuto questa notizia relativa al Veneto: “5.010 casi positivi su 13.776 tamponi molecolari hanno fatto schizzare il tasso di positività al 36,3%, tre volte di più della media nazionale che è al 12,5%”.

La pandemia sta dilagando in Veneto senza eguali nel resto d’Italia e sera dopo sera viene segnalata dal presidente dell’Istituto superiore di Sanità Brusaferro e rilanciata dai telegiornali nazionali. Succede che perfino la Lombardia fa paragoni: “Nella prima ondata in Veneto sembravano essere stati i più bravi, ma oggi non hanno fatto esperienza di quanto accaduto in altre regioni come la Lombardia. Loro non hanno subito la violenza del virus che ci ha colpiti alle spalle. Oggi il Veneto ha il 36% di positivi sui tamponi e vuol dire che non ha fatto tesoro di quanto accaduto altrove”. È il commento del leghista Giulio Gallera, assessore lombardo alla Sanità, dopo i numeri diffusi dall’Ansa.

Il Partito Democratico del Veneto è intervenuto il giorno di Santo Stefano con la dichiarazione del segretario regionale Luigi Alessandro Bisato dal titolo “Situazione grave, molto grave”.

“Ieri, giorno di Natale, in Veneto sono stati registrati 5.010 contagi da Covid. In Lombardia 2.628 positivi ed in Emilia-Romagna 2.127. In Veneto più dei casi di Lombardia ed Emilia-Romagna messi assieme! E purtroppo 94 morti che portano il totale a 5.953 dall’inizio della pandemia nella nostra Regione.

E non si dica che tanto da noi ci sono posti di terapia intensiva a sufficienza per far fronte a questa nuova ondata. Siamo adesso in fase 5: interi reparti sono stati trasformati in Covid togliendo la possibilità di cura a tantissime altre patologie ma soprattutto non ci sono più medici ed infermieri che riescano a presidiare le strumentazioni delle terapie. Macchinari senza personale sono solo soprammobili per la propaganda.

Doveroso pensare fin da subito che serviranno 10 giorni di zona rossa in Veneto dopo il 7 gennaio. Salviamo le vite per poi poter salvare l’economia!

Il Gruppo consiliare regionale del Partito Democratico domenica 27 dicembre ha ulteriormente richiamato la Regione Veneto all’azione.

La “variante inglese” non è una specificità veneta, come la narrazione di Zaia fa intendere. E non basta, da sola, a raccontarci il motivo del boom del tasso di contagio al 36% sotto Natale. La certezza di questo nesso, evidenziato dalla Regione, viene messo in dubbio dall’immunologa dell’Università di Padova Antonella Viola. Servirebbe invece da parte di Zaia il riconoscimento che la situazione è grave, che ci sono stati errori e responsabilità proprie, a partire dai messaggi mai chiari e dalle scelte non prese.

Partito Democratico

Circolo di Cadoneghe

dic 23
S.Natale 2020
icon1 admin | icon2 Notizie | icon4 23 dic 2020| icon3Nessun Commento »

 

 

 

 

 

 

 

 

 

dic 22

Il Covid-19 continua ad assediare pesantemente il Veneto e indebolisce il vero baluardo su cui possiamo contare: la professionalità e la dedizione delle persone del Servizio sanitario nazionale. Queste persone potrebbero fare ancora di più, prima e meglio (e con minor spesa) se loro e noi cittadini potessimo già contare su una rete di medicina territoriale adeguata ai tempi di oggi.

Il tempo di agire è già adesso.

Medicina territoriale significa: medici di medicina generale che lavorano insieme, coadiuvati da infermieri e amministrativi, in contatto con le altre strutture del sistema, che si occupano della presa in carico della cronicità, gestiscono in ambulatorio i problemi di salute che necessitano di diagnostica di base e, non ultimo, garantiscono un’accessibilità estesa (h 12), per compensare la riduzione delle prestazioni del sistema ospedaliero, che è comunque in corso attualmente in Veneto.

Per questo, come in molte altre Regioni che su questo fronte sono molto più avanti, la Regione Veneto ha previsto varie soluzioni: le utap, le medicine di gruppo integrate, le medicine in rete, le associazioni funzionali territoriali… Tutte forme di aggregazione previste sulla carta da prima del 2012 e non ancora pienamente realizzate, a fronte di finanziamenti molto consistenti.

Dobbiamo considerare che gli aspetti organizzativi hanno grande impatto, non solo sull’accessibilità per noi utenti ma sulla nostra salute: sentiamo in questi giorni che il virus miete più vittime nel nostro Paese non solo perché abbiamo una popolazione più anziana, ma anche perché i nostri anziani hanno più patologie (e queste ultime sono più presenti nella popolazione a minor reddito).

Spetta anche alle amministrazioni comunali favorire questo processo di riorganizzazione e farsi parte attiva presso l’Azienda Ulss e la Regione affinché la transizione al nuovo sistema sia piena ed effettiva: non bastano accordi sulla carta, servono ambulatori strutturalmente adeguati, orari di apertura idonei, presenza del personale e svolgimento delle attività previste, con possibilità effettiva di condivisione degli utenti da parte di ciascun medico.

Partito Democratico

Circolo di Cadoneghe

dic 21

In Consiglio comunale si è parlato anche dei parcheggi su marciapiede in via Marconi. La maggioranza boccia la richiesta del piano sulle barriere architettoniche.

Nell’ultimo Consiglio Comunale di Cadoneghe del 30 novembre 2020, gli argomenti in discussione non erano molti, ma sicuramente di rilevante interesse.

Il Consiglio è stato chiamato a riadottare la variante normativa per impianti di tele-comunicazione, cosiddetto “piano antenne”, a seguito di ricorso al TAR da parte della Wind.

Nella nuova variante sono stati inseriti maggiori dettagli in merito ai 50 siti sensibili che sono individuati all’interno del territorio. È stata approvata all’unanimità come era avvenuto nella prima stesura.

È stata oggetto di una lunga discussione la contestazione della situazione di incompatibilità del Consigliere del Movimento 5 Stelle Guido Rocca, proposta su iniziativa del sindaco, ai sensi dell’art. 63 e seguenti del D. Lgs. 267/2000. La situazione di incompatibilità nasce dal ricorso al TAR presentato dal consigliere, ed altri, contro l’ordinanza della polizia locale per l’istituzione di due parcheggi sul marciapiede di via Marconi, davanti alla concessionaria del consigliere e capogruppo della Lega Michele Visentini.

Il nostro gruppo si è astenuto nella votazione, facendo presente che se, dal punto di vista formale la posizione del consigliere può trovarsi effettivamente in conflitto di interesse, non si tratta di un interesse privato, ma di una tutela dell’interesse pubblico nello svolgimento delle sue funzioni di consigliere comunale in quanto la posizione dei due parcheggi appare pericolosa per il transito dei pedoni e troppo vicina all’incrocio e al passaggio pedonale.

Oltre ad alcune variazioni di bilancio di fine anno, sono state discusse la proposta di installazione di pensiline alle fermate dei bus in via Marconi e la richiesta di approvazione del PEBA (Piano Eliminazione Barriere Architettoniche). La prima, proposta dal Presidente della 4^ commissione consiliare, è stata approvata all’unanimità, mentre la seconda di iniziativa di Coalizione Civica è stata bocciata dalla maggioranza che intende procedere con le sue tempistiche e non accetta contributi dalle minoranze, anche se compatibili e collaborative.

Partito Democratico

Circolo di Cadoneghe

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