mar 31

All’auditorium Ramin, venerdì 30 marzo 2012, il giudice Piercamillo Davigo ha raccontato, in un incontro promosso dal Comune di Cadoneghe, la stagione di Tangentopoli, l’inchiesta che lo vide protagonista, con (tra gli altri) Gherardo Colombo e Antonio Di Pietro. Il pool di “Mani Pulite” terremotò il sistema politico di allora e fece sparire i partiti che erano sulla scena da sempre.

Intervistato da Giovanni Viafora del Corriere del Veneto, Davigo ha ricordato che è utile sfatare alcuni slogan che sono stati e sono tuttora ostacoli all’accertamento della verità.

In primo luogo la favola della “violazione del segreto istruttorio”, che viene sempre tirata in ballo quando si scoprono casi di corruzione. In secondo luogo il ritornello “rubano tutti”, dannoso perché se tutti davvero rubassero, che senso avrebbero i processi? E’ vero invece che “molti” rubano e bisogna fare i processi per accertare le singole responsabilità. Infine, la domanda ricorrente: “Dov’erano prima i magistrati?” La magistratura, ha detto Davigo, interviene se scopre un illecito, e ai tempi di tangentopoli ci fu un grandissimo numero di confessioni e collaborazioni: questo permise l’allargamento dell’inchiesta a un livello che inizialmente nessuno si sarebbe immaginato, neppure Borrelli, convinto che ormai “i tempi d’oro” della procura di Milano fossero terminati da un pezzo.

Uno dei modi per contrastare la corruzione, ha detto Davigo,
è anche quello di trasformare i partiti politici in organizzazioni sottoposte a un reale controllo dei loro bilanci, da cui far dipendere l’erogazione dei rimborsi elettorali. Attualmente sono semplici associazioni non riconosciute, con molti iscritti che non sanno di essere iscritti. Diverse inchieste hanno accertato che molte tangenti erano destinate a pagare tessere di partito, per accrescere il proprio peso nei congressi: lo stesso Mario Chiesa affermò che quello era lo scopo delle somme estorte agli imprenditori.

La corruzione non è diminuita in questi vent’anni.
Sono state fatte leggi che ne hanno ostacolato la prevenzione e il contrasto, norme che riguardano il diritto societario e i processi penali e civili. La crisi economica sta aiutando a far emergere casi di corruzione. Un po’ perché le risorse sono più limitate, quindi la torta da spartire è più piccola. E poi perché in tempi di crisi la gente tollera meno. E’ importante che l’opinione pubblica sia sensibile sul tema e sia vigile.

Davigo ha parlato anche dei suicidi (Gardini, Moroni, Cagliari..) ai tempi dell’inchiesta; del collega Di Pietro (il miglior investigatore mai conosciuto) che scelse la politica dopo due anni dall’abbandono della professione forense: Davigo si è dichiarato invece “inadatto” alla politica.

Davigo ha poi sottolineato alcune anomalie gravi del sistema giudiziario italiano. Innanzitutto l’applicazione distorta della prescrizione, che in tutti i paesi, tranne Italia e Grecia, decade all’inizio del processo. La prescrizione è una norma di civiltà ma in Italia è diventata una scappatoia per colpevoli. E poi il sistema degli sconti di pena che arrivano al paradosso di rendere “più conveniente ammazzare il coniuge che affrontare una causa di divorzio”.

Infine ha parlato del legame tra corruzione e criminalità organizzata. Dove il fenomeno della corruzione si radica e cresce fino a raggiungere volumi importanti, la presenza del crimine organizzato ha una funzione precisa: far rispettare le regole. “I mafiosi, ha detto, sono come i pidocchi, vanno dove c’è lo sporco”. L’unico rimedio è fare pulizia.

Ascoltando Piercamillo Davigo parlare delle inchieste che ha seguito in prima persona, raccontare aneddoti, fare ritratti di personaggi incontrati nella sua lunga carriera di magistrato, si rimane sbalorditi di fronte alla vastità e alla complessità del fenomeno della corruzione, che in Italia ha assunto dimensioni enormi e rappresenta una zavorra per il rilancio della nostra economia.

Diffondere concetti di legalità, parlare di diritto in termini comprensibili a tutti, capire l’origine e il senso dei casi di corruzione può servire a contrastare il fenomeno. Questo è stato lo spirito dell’iniziativa.

mar 29

mar 28

Attività ludiche, laboratori creativi, momenti di svago e di crescita interpersonale, consulenza per genitori e famiglie. In pratica, tutti i servizi tipici della ludoteca più una serie di integrazioni rivolte sia ai ragazzi che alle loro famiglie. Sono solo alcuni esempi di quanto potrà offrire il nuovo Centro per le Famiglie che sta per nascere a Villa Ghedini (piazza de Gasperi), la cui gestione sarà affidata a un concessionario. Il nuovo centro-servizio istituito dal Comune – che aprirà i battenti i primi di maggio – nasce allo scopo di promuovere il benessere dei bambini e delle loro famiglie, favorire una cultura dell’infanzia e sostenere la famiglia nei primi anni di vita del bambino. Altre finalità del centro saranno valorizzare le risorse della famiglia e dei suoi membri, prevenendo i potenziali fattori di rischio nei percorsi di crescita del sistema familiare, e favorire lo sviluppo delle risorse della comunità e la costruzione di reti di relazione tra le persone.

Destinatari del Centro per le Famiglie sono prioritariamente le famiglie con bambini e ragazzi del territorio di Cadoneghe. “L’idea è quella di mettere a disposizione della comunità un insieme di servizi e consulenze improntate al lavoro di rete, promuovendo la sinergia tra le famiglie e le risorse presenti sul territorio – spiega il sindaco Mirco Gastaldon –. Questo approccio consente di realizzare un processo di “assunzione di responsabilità” che porti i genitori a percepirsi non tanto come “fruitori” di un servizio, ma come “cogestori” di una possibilità”.

La concessione proposta ora dal Comune avrà la durata di tre anni (dal 2 maggio 2012 al 30 aprile 2015), con possibilità di rinnovo, e il valore a base d’asta della concessione è pari ad euro 48.000 al netto dell’IVA. La scadenza dei termini di presentazione dei progetti è fissata per il 10 aprile. Tutti i servizi del Centro per le Famiglie (spazi gioco, attività di formazione, attività educative, laboratori creativi, ecc.) saranno seguiti da educatori e da personale con adeguato titolo di studio (Laurea in Scienze dell’Educazione/Psicologia/ diploma di psicomotricista).

Oltre ai servizi essenziali che in passato venivano garantiti dalla Ludoteca e dal Nido Blu,
il concessionario potrà di sua iniziativa organizzare e offrire all’utenza a prezzi di mercato servizi integrativi come:
percorsi di sostegno alla genitorialità, consulenza educativa, psicopedagogica;
percorsi di psicomotricità per i bambini;
organizzazione di servizi finalizzati all’implementazione delle reti di famiglie.

La frequenza a tutti i servizi del centro avverrà tramite presentazione di domanda di iscrizione da parte dell’utenza direttamente al concessionario. Per il 2012 le tariffe stabilite dall’Amministrazione comunale per i servizi essenziali (attività per bambini da 0 a 3 anni e attività per bambini da 3 a 10 anni) saranno le seguenti:

TARIFFE SPAZIO 0/3 ANNI
Intero anno : primo figlio € 65,50; altri figli € 50,00
1 gennaio-31 luglio primo figlio € 45,00; altri figli € 40,00
1 settembre-31 dicembre primo figlio € 35,00; altri figli € 30,00

TARIFFE SPAZIO 3/10 ANNI
Intero anno primo figlio € 60,00; altri figli € 40,00
1 gennaio-31 luglio primo figlio € 45,00; altri figli € 35,00
1 settembre-31 dicembre primo figlio € 30,00; altri figli € 25,00

mar 26

Evasione fiscale, corruzione e criminalità organizzata sono i maggiori cancri del nostro sistema economico. Se siamo nella situazione in cui ci troviamo, lo dobbiamo in buona sostanza a questi tre buchi neri. E se rischieremo nuovamente il baratro, sarà perché non saremo stati capaci di affrontarli e risolverli definitivamente.

La corruzione ci costa ogni anno 60 miliardi di euro: paghiamo in media, ognuno di noi, neonati compresi, mille euro all’anno il “privilegio” di vivere in Italia, il paese che detiene il 50% dell’intero giro economico della corruzione in Europa (relazione del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, febbraio 2012). Un primato inaccettabile.

Sono passati vent’anni da Tangentopoli. Mario Chiesa, potente presidente socialista del Pio Albergo Trivulzio, mette in tasca una tangente da 7 milioni di lire ricevuta dall’imprenditore che intende così assicurarsi l’appalto delle pulizie. Ma viene incastrato. Da quell’episodio nasce l’inchiesta-terremoto di “Mani Pulite” che scardinerà l’assetto politico dell’epoca, porterà alla fine di partiti storici e farà emergere la montagna di soldi che foraggiavano illegalmente e sistematicamente partiti, correnti di partito e singoli politici.

Abbiamo imparato la lezione? Abbiamo vinto la partita contro la corruzione? Tutt’altro; il bubbone esiste ancora, è ben radicato e costa a tutti noi una cifra abnorme. Secondo Giampaolino la corruzione è tuttora “dilagante” ed è “una sconfitta non avere fatto una efficace riforma della pubblica amministrazione” ma avere operato sempre “chirurgicamente”, insistendo sull’aspetto penale. Contro la corruzione, invece, “bisognerebbe fare quello che è stato fatto per la mafia, costruire un momento di lotta”.

Alla Camera si affronterà un disegno di legge anticorruzione, ma sull’efficacia è lecito nutrire qualche dubbio. Di sicuro è meglio avere uno strumento legislativo specifico che non avere nulla, ma la sfida si può solo vincere sul piano della cultura e della coscienza civica collettiva.

La corruzione è aumentata negli ultimi anni, le cronache e le statistiche lo testimoniano. E’ una corruzione più finalizzata all’arricchimento personale rispetto a un tempo, quando si rubava per i partiti o le correnti (almeno questo si tentava di far passare, come “attenuante”). Ma ciò che più preoccupa è il torpore dell’opinione pubblica e anche una minore tensione nella magistratura. Si denunciano sempre meno episodi di corruzione perché spesso nascono da accordi tra corrotto e corruttore. E chi è estraneo quasi mai è disponibile a denunciare.

Com’è possibile che la corruzione sia ancora oggi così profondamente infiltrata nella politica italiana, ai più diversi livelli? Esiste anche, oggettivamente, un problema di selezione della classe politica. Francesco Jori lo attribuisce alla legge elettorale Porcellum (tuttora vigente, e speriamo lo sia per poco) che manda in Parlamento i nominati dall’alto e promuove troppo spesso “lestofanti e grassatori”, e troppi “incapaci messi lì solo per reggere la staffa”.

“Non sono corrotto, al massimo sono fesso” abbiamo sentito dichiarare nelle ultime settimane. Un perfetto epitaffio per la politica che sta affossando l’Italia. E’ chiedere troppo (dopo aver pagato tra l’altro le tasse più alte d’Europa, in cambio spesso di servizi al di sotto della mediocrità) poter decidere di lasciare a casa e non mandare in Parlamento ne’ corrotti ne’ fessi?

Venerdì 30 marzo alle 21 all’auditorium Ramin di Cadoneghe (Via Rigotti 2) ospitiamo l’ex giudice di Mani Pulite Piercamillo Davigo. Mirco Gastaldon introdurrà l’intervista di Giovanni Viafora.

Alberto Savio, segretario PD Cadoneghe.

mar 20

Mattino di Padova 18 marzo 2012 – Il video s’intitola “Gli sprechi di Palazzo Santo Stefano” e farà discutere, non fosse altro perché è stato caricato in Internet sul popolare canale Youtube e su Facebook. Sottotitolato “Il libro nero della Provincia di Padova” è stato realizzato dal Partito Democratico che l’ha presentato ieri mattina.

Un attacco diretto all’amministrazione provinciale di centrodestra guidata da Barbara Degani, accusata di sprecare risorse in traslochi inutili, strategie di comunicazione e iniziative varie non ritenute essenziali. Nel video in questione due consiglieri del Pd, il capogruppo Fabio Rocco e Paolo Giacon, ripercorrono con dati e riprese, effettuate nelle due sedi istituzionali della Provincia, a Palazzo Santo Stefano e alla Stanga, quelli che definiscono espressamente come sprechi di denaro pubblico. A partire dal doppio trasloco del Settore trasporti, spostato da piazza Antenore a piazza Bardella dopo le elezioni del 2009 e riportato nella vecchia sede a inizio 2012. Per arrivare al capitolo dirigenti ed esperti ad alta specializzazione.

«Ci sono 10 dirigenti, 24 posizioni organizzative, tra le quali si contano i 5 esperti ad alta specializzazione, quindi 34, su 438 dipendenti, con un rapporto di 1/13 – spiega Rocco – mentre in Comune di Padova tra dirigenti, alte specializzazioni, posizioni organizzative sono 105 su un totale di 1896 dipendenti, quindi un rapporto di 1/19. Per un ente che ha meno competenze e un bilancio che è metà del Comune l’incidenza di personale a tempo determinato è assolutamente elevata». Dito puntato, nel video, sulle spese per lo staff di gabinetto della presidente, la comunicazione istituzionale, la consulenza della GM&P di Marco Marturano e i dirigenti ad alta specializzazione che, insieme, raggiungono la cifra di 876.500 euro annuali per un totale a fine mandato di circa 3 milioni di euro.

> SCARICA IL LIBRO NERO DEGLI SPRECHI DI PALAZZO SANTO STEFANO
(in formato PDF dal sito del PD Provinciale)

> GUARDA IL VIDEO SU YOUTUBE

mar 20

L’Ufficio Tributi del Comune rende noti gli ultimi dati messi a disposizione dal Ministero delle Finanze sui redditi delle persone fisiche relativi all’anno 2009 (dichiarazioni del 2010). In base alle cifre aggregate, si evince che a Cadoneghe la maggior parte dei cittadini (per la precisione 2113) ha dichiarato redditi compresi fra i 15 mila e i 20 mila euro. Secondi come numero (1747) sono i contribuenti che appartengono alla classe di reddito che va dai 20 mila ai 26 mila euro, seguiti da coloro (1519) che dichiarano dai 10 mila ai 15 mila euro. I cittadini che dichiarano un reddito compreso fra 26 mila e 33.500 euro risultano invece 1132.

Fra quelli che denunciano redditi molto bassi vi sono 104 cittadini che hanno dichiarato meno di mille euro, 77 da 1000 a 2000, 57 da 2000 a 3000, 51 da 3 mila a 4 mila, 47 da 4 mila a 5 mila. Dall’altro capo della “classifica” troviamo i cosiddetti benestanti, cittadini che percepiscono redditi alti: da 60 mila a 70 mila sono in 128, mentre da 70 mila a 100 mila sono 163. Ben 147 i fortunati che hanno dichiarato redditi di oltre 100 mila euro l’anno.

“Questi dati, sui quali probabilmente le conseguenze della crisi economica si fanno sentire ancora relativamente poco – commenta il sindaco Mirco Gastaldon – dimostrano che anche nel territorio di Cadoneghe le aree di reddito basso non sono trascurabili. Segno che una equa distribuzione del reddito, per certe fasce di popolazione, è ancora un miraggio. E dimostrazione che un Comune vicino alla vita dei suoi cittadini più svantaggiati non può prescindere, anche in tempi di ristrettezze economiche, da una attenta politica di sostegno sociale”.

“D’altro canto – prosegue il sindaco – è anche interessante notare che, con un reddito medio di 13.353 euro per abitante, Cadoneghe si colloca all’ottavo posto tra i 104 comuni della provincia di Padova. Tenendo conto che il Pil in questi anni è cresciuto poco e solo per motivi fisiologici, chiaramente in linea con la situazione di recesso nazionale, si tratta di un dato confortante: siamo davanti a Comuni importanti come Cittadella, Montegrotto, Este, Monselice. Significa che il livello medio di redditi pro capite è a livelli più che buoni”.

Argomento correlato alla determinazione dei redditi medi del territorio è il recupero dell’evasione fiscale. “Naturalmente, solo accertamenti puntuali caso per caso e in presenza di anomalie – spiega l’assessore al Bilancio Denis Giacomini – possono determinare se e quanto l’evasione fiscale incide sul livello di giustizia sociale e sul recupero delle risorse espresse dal territorio. Vorrei sottolineare che il nostro è stato il primo Comune della provincia di Padova a individuare e nominare un Consiglio tributario. L’Amministrazione comunale si vuole avvalere di tutte le migliori professionalità espresse dal territorio per combattere l’evasione: e dunque il Consiglio tributario nel prossimo futuro sarà sempre di più attore essenziale nelle procedure di recupero dell’evasione fiscale, a fianco del nostro Ufficio tributi, che per qualche settimana ancora sarà quasi completamente dedicato alla compilazione telematica dei moduli IMU personalizzati da inviare a tutti i cittadini. Un servizio, quest’ultimo, che si affianca alle riunioni pubbliche tenute nelle scorse settimane e di cui siamo particolarmente orgogliosi, perché eviterà ai contribuenti fastidiose perdite di tempo per la determinazione delle quote da pagare. La distribuzione dei redditi evidenziata per i cittadini di Cadoneghe, intrecciati con i dati delle richieste di contribuzione economica, le utenze e le proprietà continueranno ad essere oggetto di analisi per permetterci di segnalare alla Finanza e alla Agenzia delle Entrate le segnalazioni di anomalie”.

« Articoli precedenti